E se ce la si fa?
Una narrazione scomoda sulla fragilità di fronte ai cambiamenti epocali. Una riflessione sulla sofferenza psichica così diffusa ai nostri tempi.
Autore e interprete: Marco Rubelli. Musiche: Claudio Sala. Anno di scrittura: 2021. Tema: la sofferenza psicologica. La sofferenza psicologica interessa moltissime persone, è la marca del nostro tempo; non è mai troppo tardi per uscirne!: si mette in scena la storia di
un uomo per dire che, anche se avanti con gli anni, ce la si può sempre fare!
E se ce la si fa a scardinare il portone di ferro che ci tiene chiusi in noi, e ci impedisce di aderire liberamente al flusso della vita, al desiderio, all’amore?
Trama
Un “vecchio professore”, provato dalla vita, rintanato nel suo pub, in fuga da sé, casualmente incontra – richiamata dalle note di una canzone che egli stesso sta suonando – la sua giovinezza: nelle vesti di uno studente liceale della classe dove, quasi vent’anni prima, molto amato, aveva insegnato per due anni, prima di fuggire e abbandonare la scuola (lo studente liceale che era stato lui!, proiezione della sua mente, in un gioco di specchi che moltiplica ed esteriorizza all’infinito la sua esperienza). Rivive così la tormentata storia d’amore con una sua compagna di classe, trascinatasi per anni; per scoprire finalmente che l’amore non è solo attrazione sessuale, desiderio di una donna, ma… attrazione per la vita!, apertura al mondo, solidarietà verso gli altri, e che richiede maturità e consapevolezza, ma anche passione, ed eros!, uno spirito che non rinneghi, ma anzi rinnovi, ancora e ancora, la giovinezza. Condizione dell’animo da non fare avvizzire mai.
A catalizzare la manifestazione un po’ “folle” del vivido ricordo quasi dissociativo, e la successiva trasformazione del protagonista, è un cantastorie musicante venuto chissà da dove, che si rivelerà poi essere l’anima dell’uomo, mai sopita.
Il professore è come tantissimi di noi, recluso nel suo territorio mentale, dopo una giovinezza piena di sogni e ideali, un uomo disilluso, senza più slancio, andato a rintanarsi dentro di sé come unica “normale” reazione ai contraccolpi della vita: reazione che sempre più spesso nel nostro mondo si traduce in sofferenza psichica, appena accennata nei più, repressa, border line, in altri invece pienamente espressa nella malattia.
Ma da quel territorio grigio, con un pizzico di fortuna, e tanta volontà, si può uscire. A qualsiasi età, da qualsiasi condizione si parta, se si ascolta la voce dell’animo… ce la si fa!
Lo spettacolo si articola in parti recitate e in parti musicali, intercalate tra loro. Le canzoni si inseriscono liricamente nella storia, completandola, sottolineandone i passaggi cruciali, evocandone emotivamente i nodi rimasti da sciogliere: la storia di un uomo che potrebbe essere quella di chiunque, con le sue cadute, le sue sconfitte, e, infine, la sua rinata voglia di vivere.
Centrali nel testo sono le metafore del ponte e del mare, sviluppate sull’asse Milano-Genova, con accenni descrittivi alle due città e un richiamo alla tragedia del ponte Morandi, e alla rinascita.
Info tecniche
- Durata: 80 minuti
- Necessità tecniche: nessuna
- Spazio scenico minimo: 2×2
- Siae: no







E se ce la si fa?
Una narrazione scomoda sulla fragilità di fronte ai cambiamenti epocali. Una riflessione sulla sofferenza psichica così diffusa ai nostri tempi.
Autore e interprete: Marco Rubelli. Musiche: Claudio Sala. Anno di scrittura: 2021. Tema: la sofferenza psicologica. La sofferenza psicologica interessa moltissime persone, è la marca del nostro tempo; non è mai troppo tardi per uscirne!: si mette in scena la storia di un uomo per dire che, anche se avanti con gli anni, ce la si può sempre fare!
E se ce la si fa a scardinare il portone di ferro che ci tiene chiusi in noi, e ci impedisce di aderire liberamente al flusso della vita, al desiderio, all’amore?
Trama
Un “vecchio professore”, provato dalla vita, rintanato nel suo pub, in fuga da sé, casualmente incontra – richiamata dalle note di una canzone che egli stesso sta suonando – la sua giovinezza: nelle vesti di uno studente liceale della classe dove, quasi vent’anni prima, molto amato, aveva insegnato per due anni, prima di fuggire e abbandonare la scuola (lo studente liceale che era stato lui!, proiezione della sua mente, in un gioco di specchi che moltiplica ed esteriorizza all’infinito la sua esperienza). Rivive così la tormentata storia d’amore con una sua compagna di classe, trascinatasi per anni; per scoprire finalmente che l’amore non è solo attrazione sessuale, desiderio di una donna, ma… attrazione per la vita!, apertura al mondo, solidarietà verso gli altri, e che richiede maturità e consapevolezza, ma anche passione, ed eros!, uno spirito che non rinneghi, ma anzi rinnovi, ancora e ancora, la giovinezza. Condizione dell’animo da non fare avvizzire mai.
A catalizzare la manifestazione un po’ “folle” del vivido ricordo quasi dissociativo, e la successiva trasformazione del protagonista, è un cantastorie musicante venuto chissà da dove, che si rivelerà poi essere l’anima dell’uomo, mai sopita.
Il professore è come tantissimi di noi, recluso nel suo territorio mentale, dopo una giovinezza piena di sogni e ideali, un uomo disilluso, senza più slancio, andato a rintanarsi dentro di sé come unica “normale” reazione ai contraccolpi della vita. Reazione che sempre più spesso nel nostro mondo si traduce in sofferenza psichica: appena accennata nei più; repressa, border line, in altri; invece pienamente espressa nella malattia.
Ma da quel territorio grigio, con un pizzico di fortuna, e tanta volontà, si può uscire. A qualsiasi età, da qualsiasi condizione si parta, se si ascolta la voce dell’animo… ce la si fa!
Lo spettacolo si articola in parti recitate e in parti musicali, intercalate tra loro. Le canzoni si inseriscono liricamente nella storia, completandola, sottolineandone i passaggi cruciali, evocandone emotivamente i nodi rimasti da sciogliere: la storia di un uomo che potrebbe essere quella di chiunque, con le sue cadute, le sue sconfitte, e, infine, la sua rinata voglia di vivere.
Centrali nel testo sono le metafore del ponte e del mare, sviluppate sull’asse Milano-Genova, con accenni descrittivi alle due città e un richiamo alla tragedia del ponte Morandi, e alla rinascita.
Info tecniche
- Durata: 80 minuti
- Necessità tecniche: nessuna
- Spazio scenico minimo: 2×2
- Siae: no






